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Prova a fare un'altra domanda

26 set
Tempo di lettura: 1 min

Aggiornamento: 27 set

Abstract watercolor of stacked blue books or notebooks, with a glowing orange center and beige background.

Ci sono quaderni che molti di noi tengono, nascosti da qualche parte.


Dentro ci sono le domande grandi. Le riscriviamo per anni, con la stessa calligrafia paziente. Aggiungiamo un pro, togliamo un contro. Aspettiamo che la pagina ci dica qualcosa.


Quelle domande trovano risposta solo un pezzo alla volta, dentro le giornate.


Una telefonata fatta invece che rimandata.

Due giorni in una città che ci incuriosiva.

Una sera con qualcuno che conosciamo appena.

Un tentativo che va storto e ci lascia più leggeri di prima.

Ogni volta torniamo con qualcosa che il quaderno non conteneva.

Un fastidio inatteso.

Una gioia arrivata di lato.

Un nome che prima non c'era.


Le domande grandi sono pesanti. Nessuno riesce a sollevarle tutte insieme. Ci schiacciano, se le guardiamo così, in blocco.


Le domande piccole invece si portano in tasca. Cosa posso fare ora.


Prima una, poi un'altra. E le domande grandi, piano piano, cambiano forma. Diventano più precise. Qualche volta si rispondono da sole, proprio quando smettiamo di guardarle.


I quaderni possiamo tenerli in un cassetto. Ogni tanto li riapriremo.

Quante volte giriamo intorno alle stesse domande, senza mai sollevarle davvero. Il coaching serve anche a questo: guardarle da un'angolazione diversa, insieme. Se ti va di provare, scrivimi per una sessione esplorativa gratuita.

 
 

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