Sandro Pertini

Urbino, 1980. Sandro Pertini, allora Presidente della Repubblica, aveva accettato di dialogare con gli studenti dell’università.
Durante l’incontro, uno di loro lo interruppe per criticarlo apertamente.
Il Presidente non perse la calma. Sapeva bene cosa significasse essere messi a tacere: il fascismo gli era costato anni di carcere e di confino.
Rispose nel merito, senza arretrare di un passo dalle sue posizioni. Ma poi sorprese tutti. Invece di zittire il giovane, ne prese le difese.
Gli spiegò che il fatto stesso di poter criticare a voce alta il capo dello Stato, guardandolo negli occhi, era la prova che la libertà esisteva. E che quella libertà non era piovuta dal cielo: l’avevano pagata i partigiani, con la vita e con il sangue.
"Per la libertà ci ho consumato 15 anni di giovinezza in galera. Tu la giovinezza te la stai godendo, protesti, ma la giovinezza te la stai godendo.
E se oggi hai il diritto di alzarti, di fare le tue obiezioni, di protestare innanzi al Presidente della Repubblica che ti ascolta con tanta fraternità lo devi anche a questi uomini con i capelli bianchi che si sono battuti per la tua libertà e per la libertà di tutti i giovani".


