Mettiti qui

Ci sono persone che, quando entrano in una casa per la prima volta, restano in piedi più del necessario.
Il cappotto ancora sul braccio, un sorriso un po’ incerto. Si guardano intorno, cercano di capire dove sedersi, se possono sentirsi a proprio agio.
Poi qualcuno si alza, prende il cappotto, sposta una sedia e dice: «Vieni, mettiti qui».
E qualcosa cambia.
Non sappiamo quasi nulla di quella persona. Da dove viene, cosa pensa, quali storie porta con sé. Forse abbiamo poche cose in comune. Forse nessuna.
Ma per offrirle una sedia non abbiamo avuto bisogno di saperlo.
È un gesto minuscolo. Eppure cambia l’aria della stanza.
Avremo tempo per le domande.
L’accoglienza fa una cosa diversa. Lascia spazio anche a ciò che ancora non comprendiamo.
Non chiudere la porta troppo presto.
In fondo, le conversazioni più belle nascono spesso così.
Da una sedia spostata.
E da una domanda che abbiamo scelto di rimandare.
Domande di riflessione
1. Ricordi una volta in cui qualcuno ti ha fatto spazio prima ancora di conoscerti? Cosa è cambiato in quel momento?
2. Quali domande senti il bisogno di fare agli altri prima di sentirti a tuo agio con loro?
3. Chi, nella tua vita di oggi, è ancora in piedi con il cappotto sul braccio?


