Quello che resta

Attorno a quel tavolo nessuno aveva fretta di finire.
In cucina faceva caldo. Il vecchio forno a legna andava da ore. L’aria sapeva di agrumi e di lievito. Di qualcosa che non ha nome ma che riconosci al primo respiro.
Le mani dei nonni sceglievano i chicchi di grano uno per uno e noi con loro.
Qualcuno cercava il profumo giusto tra un cesto di agrumi. Qualcun altro impastava in silenzio. Nessuno spiegava niente.
E noi eravamo lì. Senza capire. Senza sapere che quei gesti ci stavano entrando dentro.
Quelle cose non le impari dai libri. Non si trasmettono con le foto. Si portano cucite dentro senza saperlo.
Si scoprono anni dopo. In una lentezza che ti sorprende. In un gesto che fai senza pensarci.
Un giorno ti fermerai davanti a un profumo. Non saprai da dove arriva. Non saprai perché ti appartiene.
Nessuno ha scritto quell’album. Eppure quell’album esiste.
Sfoglialo. Rifanne i gesti. Ogni tanto.
Certe cose non ti aspettano. Ti cercano. E quando le incontri scopri che erano già lì.
Nelle tue mani. Nel tuo modo di scegliere.
Chicco per chicco.


