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Negoziare la felicità

12 ott
Tempo di lettura: 1 min
Illustrazione della lettera «Negoziare la felicità» di Letters to a Daughter

Che cosa vuoi, per davvero.


Facciamo finta di non saperlo. Ma lo sappiamo.


Dentro, in fondo, è già tutto chiaro. Cosa ci farebbe respirare meglio. Dove andremmo, se nessuno ci stesse a guardare.


Il punto non è trovare la risposta. La risposta ce l’abbiamo da un pezzo. Il punto è quanto ci spaventa.


Perché seguirla vuol dire far male a qualcuno. Rinunciare a qualcosa a cui tenevamo. Tornare all’inizio. Stare in piedi mentre gli altri, quelli di prima, ci guardano diventare qualcun altro.


E allora ogni giorno negoziamo un pezzetto della nostra felicità.


Cediamo un po’ di ciò che vorremmo, pur di non pagare tutto in una volta.


E ce ne rendiamo conto. Vediamo cosa stiamo facendo. E continuiamo a farlo.


Qualcosa dentro insiste, chiede di essere ascoltato. Noi rispondiamo che siamo impegnati. Più tardi. Adesso no.


Poi ci diciamo che è questione di tempi. Che il momento arriverà. Come se fosse qualcosa che ti viene portato a casa.


Non arriva.


Quel momento lo diventi tu. Il giorno in cui restare chi non sei più stanca più della paura di lasciarlo andare.

 
 

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