Improbabile

Improbabile è una parola che si usa spesso per chiudere i discorsi.
La si pronuncia con calma, come se fosse già la fine di qualcosa. Come se non restasse altro da aggiungere.
Eppure, a pensarci bene, l’improbabile non è altro che un palco sul quale quasi nessuno decide di salire.
Siamo abituati a credere che le probabilità siano numeri fermi, quasi certezze. Ma le probabilità raccontano soltanto quello che è successo fino a quel momento. Non possono sapere cosa accadrà quando qualcuno troverà il coraggio di entrare in scena.
Perché chi osserva può solo immaginare come andrà a finire.
Chi sale sul palco, invece, può ancora cambiare la storia.
Ci sono sogni che sembrano irraggiungibili solo perché troppo poche persone hanno avuto il coraggio di provarci davvero.
Ti diranno che è difficile. Che probabilmente non funzionerà. Che sarebbe più saggio scegliere qualcosa che ha già funzionato.
Ascoltali, se vuoi.
Ma non lasciare che siano loro a decidere quando deve calare il sipario.
Perché nessuno sa davvero chi sei.
Non conoscono la pazienza con cui saprai ricominciare.
Non possono immaginare quante volte troverai la forza di rialzarti.
Non sanno cosa può nascere da un altro tentativo.
E poi da un altro ancora.
Restare tra il pubblico è comodo.
Non ti espone.
Non ti chiede nulla.
Entrare in scena, invece, significa accettare di essere vista.
Di poter sbagliare.
Di sentire il cuore battere più forte.
Di credere in quell’unica possibilità.
E se un giorno qualcuno guarderà ciò che avrai costruito e lo chiamerà fortuna, tu saprai che la fortuna era soltanto il nome che gli altri hanno dato al coraggio di salire su quel palco.


