Il tempo della luna

A un certo punto della vita ci si accorge che non basta più correre.
Non basta sapere dov’è il nord, qual è la prossima cosa da fare o quanto manca al weekend.
Arriva un momento, può essere a quaranta, a cinquantacinque o anche a settantadue anni, in cui viene voglia di rallentare.
Più per curiosità che per stanchezza.
Per vedere cosa c’è davvero lungo la strada.
O forse, semplicemente, per la voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita.
Uscire di casa la mattina e accorgersi se l’aria sa di mare o di pioggia.
Parlare con un vecchio amico e ascoltare anche il suono delle sue pause.
Guardare la luna, per esempio.
Da bambini ce la indicano. Da adulti la dimentichiamo.
Poi, una sera, la rivediamo per caso.
Enorme, gialla, sopra i tetti del quartiere.
E ci fermiamo.
È lì che ci ricordiamo che esiste anche un altro tempo.
Il tempo delle maree, del vento sulla pelle, dei rumori lontani.
Il tempo delle parole non dette e dei silenzi che parlano.
Il tempo della poesia. Delle lettere d’amore.
Il tempo delle cose che non hanno fretta.
E forse, ogni tanto, basta questo.


