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A volte è solo silenzio

12 ott
Tempo di lettura: 1 min
Illustrazione della lettera «A volte è solo silenzio» di Letters to a Daughter

C’è una cosa che mi stanca.


È quando qualcuno mi racconta una storia non sua. Gira intorno al problema, butta lì una frase, e prima che me ne accorga sto già pensando a come sistemare le cose.


Nessuno mi ha chiesto niente. Eppure mi sento in colpa, come se dovessi rispondere a domande che nessuno ha avuto il coraggio di farmi.


Forse l’altro aveva solo paura di chiedere. Capita, lo capisco. Ma intanto la mente parte da sola, e mi carico di un compito che nessuno mi aveva affidato.


Il silenzio non è sempre una domanda. A volte è solo silenzio. E quando c’è una richiesta vera, la persona te la dice. Allora puoi rispondere. Sì, no, forse.


Avere empatia non vuol dire prendersi tutto. Puoi voler bene a qualcuno e lasciare che sia lui a trovare le parole per chiedere.


Correre a consolare chiunque abbia un’ombra in faccia è una cosa bellissima. E lo è.


Ma si impara anche a fermarsi un attimo prima. E ad aspettare che qualcuno chieda.

 
 

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