Due milioni di pietre

Due milioni di pietre, più o meno. Nessuna dice come è arrivata lì.
Puoi stare alla base e appoggiare la mano su una. È più calda di quanto pensi. Ti arriva alla spalla. Qualcuno l'ha spostata. Poi quella sopra. Poi quella sopra ancora, finché l'ultima è finita più in alto di qualsiasi cosa costruita per quasi quattromila anni.
Nessuno ha scritto come. O qualcuno l'ha fatto, e la pagina non c'è più.
Allora abbiamo provato a indovinare. Macchine di legno. Una rampa, dritta sul fianco. Una rampa che le girava intorno. Una rampa nascosta dentro. Ognuna disegnata da qualcuno che ne era sicuro.
Abbiamo detto schiavi. Migliaia, sotto la frusta. Era nei libri. Poi la terra si è aperta. Forni per il pane. Tombe. Ossa rotte e rimesse a posto. Uomini pagati. Uomini curati.
Ogni risposta è arrivata intera. Poi la sabbia si è mossa, e la risposta con lei. La piramide no.
Nessuno ha finito. Le domande sono ancora lì. Come. Perché così esatta. Perché così grande. Perché.
Ti daranno delle risposte. Alcune le troverai da sola. Saranno vere. Vere da dove sei, quel giorno.
La piramide guarda a nord.
Domande di riflessione
Che cosa cambierebbe se trattassi le tue certezze come vere per ora, e non per sempre?
Quale domanda accetti di lasciare incompiuta?
Quale risposta hai tenuto per certa e oggi non tieni più?


