Vieni con me

Ti immagino su un palco. Le luci sono forti. Il pubblico applaude.
È il tuo momento.
Guarda accanto a te. C'è spazio. E nessuna regola dice che devi riempirlo da sola.
La parola «straordinario» inganna. Suona forte, enorme, inevitabile. Ma in realtà spesso è silenziosa. È il silenzio prima che una mano si tenda.
Sono due parole semplici: vieni con me. Perché crescere è quasi sempre un atto collettivo.
Condividere il palco richiede coraggio. Il riflettore è caldo. Sembra tuo. Quando lo apri a qualcun altro, potresti temere di perdere qualcosa: il tuo vantaggio, la tua luce, il posto che ti sei guadagnata con fatica.
Ma succede il contrario.
La luce non si divide. Si moltiplica.
In quel momento di condivisione stai dicendo chi sei.
Qualcuno che non difende il proprio spazio, ma lo allarga.
Quindi, se un giorno ti ritroverai a fare cose straordinarie, porta qualcuno con te.
Per quella persona, avere un posto accanto a te cambia tutto.
Anche per te sarà così.


