Donne
- 15 ago
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Anna Magnani, prima di una fotografia, disse al fotografo di non cancellarle le rughe.
Ci aveva messo una vita a farsele.
Rita Levi Montalcini, invece, aveva una camera da letto. L’avevano cacciata dall’università per le leggi razziali e lei trasformò quella stanza in un laboratorio. Un microscopio, qualche pinzetta da orologiaio, uova di gallina. Non poteva entrare in università.
Quarant’anni dopo entrò a Stoccolma a prendere un Nobel.
Maria Montessori dovette aspettare che gli uomini fossero già seduti prima di poter entrare nell’aula di anatomia. Divenne medico.
Oggi il suo nome è scritto all’ingresso di scuole in ogni parte del mondo.
Franca Viola aveva diciassette anni quando disse no. Rifiutò di sposare l’uomo che le aveva fatto violenza, come allora ci si aspettava che facesse per salvare quello che chiamavano onore.
Conosciamo i loro nomi perché, in qualche modo, sono arrivati fino a noi.
Ma poi ci sono tutte le altre.
Quelle di cui non è rimasta una fotografia, una targa, una riga su un libro.
Quelle che studiavano di notte.
Quelle che nascondevano qualche soldo in un cassetto per poter andare via.
Quelle che avevano un talento e nessun posto dove metterlo.
Quelle che non escono di casa per non dover spiegare un livido.
Quelle che hanno detto no quando dire no costava molto più di quanto oggi riusciamo a immaginare.
E penso a una ragazza che, mentre tu leggi questa lettera, ha la tua età.
Forse vive a Kabul.
Tiene un quaderno sulle ginocchia, dietro una tenda chiusa. Studia in silenzio. Quando sente un motore fermarsi in strada, lo nasconde.
Oppure vive molto più vicino a noi. In un paese del Sud Italia.
Va a scuola, magari. Ma qualcuno ha già cominciato a decidere per lei: come deve vestirsi, a che ora deve tornare, cosa può studiare, cosa può dire, chi può amare, quanto lontano le è concesso andare.
Angelica, tu sei fortunata.
Studia perché puoi farlo. Viaggia perché puoi partire. Sbaglia strada. Cambia idea. Torna indietro. Ricomincia.
Vestiti come vuoi. Truccati o non truccarti. Ama chi vuoi. Pensa con la tua testa. Dì quello che pensi, anche quando sarebbe più semplice stare zitta.
E non consegnare mai a nessuno il diritto di decidere chi devi diventare.
Non permettere a nessuno di trattarti male, di umiliarti, di farti paura, di farti sentire piccola.
E soprattutto, non lasciare che qualcuno riesca a convincerti che devi sopportare.
La tua libertà non è cominciata con te.
Donne che non conoscerai mai hanno lottato perché tu potessi nascere dall’altra parte.
Per questo non basta essere libera.
Bisogna sapere quanto è costata quella libertà. Custodirla. Usarla. Difenderla.
E quando incontri una donna che ne ha meno di te, non voltarti dall’altra parte.
Tendile la mano.
Perché alcune eredità non ci vengono lasciate per conservarle.
Ci vengono affidate perché le portiamo più lontano.


