Ci sono
Aggiornamento: 1 nov

«Io ci sono. Adesso, domani e sempre.»
Lo ha detto così, subito dopo aver pagato i caffè. Aveva ancora il resto nel palmo della mano, contava le monete distrattamente, senza guardarmi, quasi a voler alleggerire il peso di quelle parole.
Era un sabato mattina qualunque. Di quelli in cui ti siedi al tavolino e ti ritrovi a parlare del futuro, lasciando correre i pensieri verso quelle preoccupazioni che a volte non ti fanno dormire.
Io cercavo di scherzarci sopra, ma senza riuscirci molto.
Poi ha lasciato una moneta sul piattino ed è uscito.
Sono rimasto un momento da solo al banco, a guardare il vuoto. Il suo numero lo so a memoria.
È uno di quei pochi che chiamerei alle tre di notte, magari con la macchina in corsia d'emergenza e sotto la pioggia battente,
senza portarti addosso il minimo dubbio o la paura di disturbare.
Poco dopo sono uscito anch'io. Lui era già sul marciapiede di fronte, fermo ad aspettare che il semaforo diventasse verde.
Si è girato, ha incrociato il mio sguardo e mi ha fatto un semplice cenno con la testa.
Un saluto d'intesa, come a dire «ci siamo capiti».
Domande di riflessione
Cosa sei disposta a lasciare o a rimandare per esserci quando qualcuno chiama?
Come riconosci la preoccupazione che qualcuno nasconde dietro una battuta?
Cosa provi quando qualcuno ti chiama nel suo momento più difficile?


